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Introduzione del ghiaccio - Nascita dei tools

Un nuovo articolo in collaborazione tra ebarman, Stir The Flow e Riccardo Marinelli

La tradizione del ghiaccio affonda le sue radici già nel IV secolo a.C., quando i previdenti persiani costruirono la yakh-chal , letteralmente “fossa del ghiaccio”. Si trattava di una struttura a forma di cupola con un vano sotterraneo protetto da una spessa parete termoresistente, usato tutto l’anno per stoccare il ghiaccio e, ovviamente, il cibo.

Invece i Romani inventarono le neviere, ovvero magazzini di stoccaggio dei blocchi di neve, sopravvissute fino all’età moderna e che a partire dal Cinquecento diedero vita ad un fiorente mercato in Italia.

Ma, fino alla metà del XIX secolo, per procurarsi del ghiaccio bisognava montare in sella ai cavalli con un carretto, scalare montagne, attraversare laghi e stagni ghiacciati e scavare vari strati di neve fresca fino ad arrivare al ghiaccio, tagliarlo a mano con un’accetta o una sega, issarlo sul carretto, collocarlo all’interno di cave ricoperte di paglia, scantinati o pozzi coperti, e sperare che l’estate non sarebbe stata troppo calda.

Nel 1805 Frederic Tudor  iniziò a elaborare un piano e decise di investire tutti i suoi risparmi in un brigantino: il Favorite. Qualcuno gli parlò di un tale Thomas Moore, che due anni prima aveva inventato un marchingegno con cui i contadini del Maryland potevano trasportare il burro senza scioglierlo fino a Washington D.C. Si trattava di un frigorifero rudimentale: una tinozza di legno, rivestita da una lastra di metallo e imbottita di pelliccia di coniglio, da riempire poi con il ghiaccio, in mezzo al quale  andavano stoccate le riserve di burro.

Tudor documentò la sua missione nel Diario della Ghiacciaia, ecco la sua prima annotazione:

“Piano per trasportare ghiaccio nel Clima Tropicale. Boston, Agosto 1805. William e io abbiamo deciso in questi giorni di mettere insieme le nostre proprietà e lanciarci nell’impresa di trasportare ghiaccio nelle Indie occidentali l’inverno prossimo”.

Così il Favorite salpò nel 1806 dal porto di Boston trasportando 130 tonnellate di ghiaccio nelle apparecchiature di Moore. Un mese dopo, quando raggiunse la Martinica, si presentò il primo ostacolo: a terra non esisteva una cella frigorifera in cui depositare il carico. Il ghiaccio fu così venduto direttamente dalla barca, e non abbastanza in fretta: i progetti di Tudor evaporarono nel nulla, letteralmente, ma Tudor era un tipo tenace e ci provò ancora, facendo pochi soldi e molti debiti, e finendo anche in prigione per qualche tempo.

Intorno al 1815 riuscì a mettere insieme duemila dollari, che investì in una grossa cella frigorifera all’Avana in grado di contenere 150 tonnellate di ghiaccio. Braccato dai creditori, Tudor decise di rifugiarsi a Cuba e lì iniziò la sua avventura come “Re del ghiaccio”. Fece affari in alcune città del Sud - Charleston nel South Carolina, Savannah in Georgia e New Orleans in Louisiana - offrendo la consegna regolare di ghiaccio alle famiglie con un abbonamento mensile di 10$. Migliorò i sistemi di isolamento sulla nave e nella ghiacciaia, ne costruì altre in punti strategici per il suo mercato, e fece crescere la domanda per bevande fresche in ogni porto. Gli affari di Tudor andavano alla grande: nel 1825 spediva oltre 4.000 tonnellate di ghiaccio all’anno e inventò, insieme al nuovo socio Nathaniel Jarvis Wyeth, anche un metodo per tagliarlo imbrigliando i cavalli ad una lama di metallo.

Tudor riuscì quindi a renderlo facilmente reperibile in tutti gli Stati Uniti, un bene alla portata di tutti, come raccontò Gavin Weightman nel suo The Frozen-Water Trade:

“I visitatori di Boston, New York, e di altre città sulla costa orientale degli Stati Uniti non potevano non notare che in estate c’era un’enorme quantità di ghiaccio ovunque, e che quella che era ancora una rarità e un grande lusso sull’altra sponda dell’Atlantico era considerata una comodità essenziale in America. Nelle strade c’erano carretti con del ghiaccio che lo consegnavano agli hotel e alle abitazioni, con le ormai tipiche figure di uomini del ghiaccio che portavano blocchi di cristallo gocciolante su per le scale e negli ingressi delle case con le loro pinze per ghiaccio. L’acqua era bevuta sempre fresca, e c’erano molti drink che avevano il ghiaccio tritato come ingrediente imprescindibile, come lo sherry cobbler o i mint julep”.

Con l’introduzione del ghiaccio nei bar nel 1830 si dava a chiunque la possibilità di raffreddare il proprio drink, non solo ai ricchi.

Nel 1842 un pretendente al trono del Re del Ghiaccio, Jacob Hittinger, si garantì i diritti della raccolta del ghiaccio in Massachusetts. Aveva appena fondato la Gage, Hittinger & Company di Boston, lui però puntava a conquistare Londra, non l’America o i Caraibi. Hittinger spedì ghiaccio attraverso l’imbarcazione Sharon, accompagnato da un paio di bartender americani che insegnassero come preparare i cobbler, i julep, gli smash e i cocktail. Il ghiaccio divenne la novità più alla moda anche in Europa, venendo  impiegato per le  bevande, per la conservazione dei cibi e a scopi e medici.

Un altro passo cruciale nella conquista del freddo fu l’invenzione del frigorifero ad opera di John Gorrie nel 1851 - prima di lui solo Oliver Evans  nel 1775 riuscì a ghiacciare artificialmente una massa d'acqua. Il frigorifero rudimentale di Gorrie determinò il superamento delle tecniche tradizionali di conservazione (per salagione, per essiccazione, ecc.) che alteravano le qualità nutrizionali e organolettiche degli alimenti. Con la conquista del freddo invece si riuscivano a trasportare e conservare i prodotti per lunghi periodi mantenendo pressappoco invariata la qualità del cibo.

Tornando al bartending, l’introduzione del ghiaccio permise di sperimentare nuove miscele: i Julep, gli Smash, i Sour e i Cocktail affiancarono e superarono punch, Egg Nog, Flip, Skin, Toddy etc.

 

Protagonista di questa rivoluzione, il ghiaccio divenne il pretesto dei membri del Movimento della Temperanza per arginare la diffusione del consumo di alcolici: veniva messo nelle bare dei defunti per conservare a bassa temperatura le salme durante veglie e funerali e, dato che le veglie si tenevano spesso in casa ed erano spesso un’occasione per bere, i proibizionisti  inventarono storie di inservienti domestici che prendevano il ghiaccio dalle bare per preparare i cocktail o di proprietari di taverne e mercanti senza scrupoli che andavano dietro le chiese a recuperarlo sottoterra dopo i funerali. Questi racconti apparvero in numerose testate XIX secolo, ma non riuscirono comunque a limitare il consumo di alcol o l’utilizzo del ghiaccio nei drink.

I primi e grandi bartender dell’epoca poterono quindi disporre di grandi quantità di ghiaccio, l’ingrediente che trasformò la miscelazione portandola allo splendore più assoluto. Lo stesso Jerry Thomas  riassumeva così la situazione per la preparazione dei suoi cocktail:

 “Come regola generale, il ghiaccio va utilizzato tritato quando il liquore ha nel drink una dose preponderante e non è prevista l’aggiunta di acqua. Quando sono invece presenti uova, latte, vino, vermouth, soda o acqua gasata, è preferibile servirsi di piccoli cubetti che saranno poi rimossi dal bicchiere un attimo prima di servire il drink”.

 

Mentra agli albori della miscelazione c’era bisogno solo di un coltello, un colino per i semi, una grattugia per la noce moscata, un set per il punch e l’emblematico Toddy stick - per intenderci, metà pestello, metà cucchiaio - , ora bisognava inventare strumenti adatti al nuovo ingrediente: vennero introdotti gli  ice picks (per rompere i blocchi di ghiaccio in pezzi più piccoli), coltelli, pinze, cucchiai e sacchetti; su consiglio dei dentisti, le cannucce divennero di uso comune per tenere il ghiaccio lontano dai denti.

Non ci volle molto poi per capire l’efficacia dello shakerare un drink con il ghiaccio per raffreddarlo. Così, nel 1852, Charles Astor Bristed descrive la preparazione di uno Sherry Cobbler:

“ Con uno dei bicchieri di riserva coprì l’imboccatura del tumbler che conteneva il composto e agitò il cobbler per una dozzina di volte’’.

I miscelatori capirono che agitare il drink era non solo efficace, ma anche divertente e scenico e così nacque la prima forma di shaker - sicuramente non in acciaio, che fu introdotto solo qualche anno prima del Proibizionismo.

Considerando che non a tutti piaceva l’idea di bere il drink da una cannuccia lasciandolo a contatto con il ghiaccio, come si può notare in alcune ricette della Bartender’s Guide di Jerry Thomas le bevande iniziarono ad essere servite filtrandone il ghiaccio. All’inizio per mantenere il ghiaccio nel mixing glass venne utilizzata l’altra parte dello shaker, poi capirono che si poteva sostituire il bicchiere con una posata forata: lo  sugar snifter.

Infine nel 1860 vennero brevettati i julep strainer, così chiamati perché inizialmente venivano utilizzati nel servizio del Julep per permettere al cliente di berci attraverso.

 

Oltre alle attrezzature vennero aggiornate anche le tecniche e le guarnizioni: i drink divennero più fancy con l’introduzione di frutta fresca, e più ricercati grazie agli sciroppi e i nuovi liquori provenienti da Italia e Francia.

 

Nell’età classica della mixology (1880 - anni 20 del 1900) vennero introdotti  gli shaker come li conosciamo oggi; strainers e glassware più sobria partecipano all’essenza del drink stesso.

Nel 1884 si diffuse il primo degli attuali tool, conosciuto oggi come shaker a tre pezzi, seguito dallo strainer, che nel 1889 si affinò nel Hawthorne strainer , caratterizzato da una molla che permette di adattarlo a qualsiasi tipo di bicchiere.

Il Toddy stick si evolse nel muddler , fu introdotto lo spremilimoni e i jigger in metallo sostituirono i bicchierini da sherry. Questi ultimi erano inizialmente un unico cono sostenuto da un’asticella e nel 1892 fu brevettato l’attuale doppio cono. Insieme al jigger vennero introdotte le bottiglie per i bitter con i tappi dosatori.

 

 

 

I drink venivano preparati seguendo ricette precise, in cui le unità di misura intendono quantità diverse da quelle che conosciamo perché, ad esempio, cucchiaini e wineglass avevano misure differenti.

1 quarto (Imperiale) = 40oz

1 quarto (Vino) = 32oz

1 Bottiglia = 24oz (0,70l) mentre gli Champagne Francesi venivano importati in bottiglie da litro (quarti) e mezzo litro (pinte)

1 pinta (Imperiale) = 20oz ; ½ pinta (Imperiale) = 10oz

1 pinta (Vino) = 160z ; ½ pinta (Vino) = 8oz

1 wineglass = 2oz

1 jigger = 1 wineglass, in seguito 1½ oz

1 pony = ½ wineglass o jigger, 1oz

1 tablespoon = ½ oz

1 teaspoon = ½ tablespoon

 

Riguardo ai bicchieri, prima dell’età classica se ne contavano poche tipologie, ma nel 1884 la G. Winter Brewing & Co. di New York mise a punto una guida di bicchieri necessari per i saloon:

“Bicchieri da Champagne, Claret, Porto, Sherry, e Vino del Reno; bicchieri da cocktail per Champagne e per Whiskey, bicchieri da Julep e Cobbler, Assenzio, Pony Brandy, Acqua Calda, John Collins’’.

 

Non meno importanti, al cambiamento degli attrezzi seguì quello dei distillati: il brandy ebbe il suo declino per via della filossera e venne sostituito dal whisky americano e scozzese; il gin secco sostituì quello di malto olandese come il rum cubano, più leggero, sostituì quello giamaicano; comparvero Mezcal, Tequila, e il vermouth. 

Entro gli anni Venti tutte le tecniche e i principali ingredienti vennero affinate e definite, facendo strada al bartending del nuovo millennio.

 

Continueremo a parlare dell’argomento all’inizio del prossimo articolo e vi lasciamo di seguito alcuni punti utili per l’approfondimento personale di quanto discusso finora:

  • 1783 - 1830 età arcaica;
  • 1810/20 popolarità di Punch, Mint Julep, Cocktail;
  • 1830 inizio età barocca (nascita di Jerry Thomas); introduzione del ghiaccio  nei drink;
  • 1848 George Foster cita una sorta di shaker in un suo reportage;
  • 1852 Bristed testimonia in un testo sulla preparazione dello Sherry Cobbler l’utilizzo di prototipo di shaker;
  • 1856 prima testimonianza dell’invenzione del termine mixology in un humor piece di Charles Leland ;
  • 1860  brevetto dello Julep strainer;
  • 1862 Jerry Thomas descrive l’utilità dello shaker;
  • 1868 il giornalista George Augustus Sala descrive per la prima volta un Cobbler shaker ;
  • Anni 70 effettiva diffusione del termine mixology;
  • 1880 inizio età classica (fino agli anni Venti);
  • 1884 introduzione shaker a tre pezzi; G. Winter Brewing & Co pubblica guida ai bicchieri per i saloon;
  • 1885 fine età barocca (morte di Jerry Thomas);
  • 1889 introduzione Hawthorne strainer;
  • 1892 brevetto jigger a doppio cono ;

Nel corso di tutta l’età classica toddy stick > muddler; bicchierini da sherry > spremilimoni e jigger; bottiglie da bitter con tappi dosatori;  sostituzione dei distillati .

ebarman.com

ENGLISH VERSION

INTRODUCTION OF ICE, TOOLS BIRTH

The tradition of ice has its roots in ancient times, because already in the 4th century B.C. the farsighted Persians built the yakh-chal which literally means "ice pit", a dome shaped structure with an underground compartment protected by a thick heat-resistant wall used all year round to store ice and, of course, food.

Even in Italy this practice was already widespread with the Romans, although cold rooms had a completely different look. These storage warehouses of snow blocks were called Neviere and gave life to a flourishing market in Italy on the threshold of the modern age, around 1500.

Until the middle of the 19th century, to get ice you had to ride horses with a cart, climb mountains or walk bravely on frozen lakes and ponds, dig various layers of fresh snow to get to the ice, cut it by hand with a hatchet or saw, hoist it on the cart, place it inside thatch-covered quarries, basements or covered wells, and hope that summer temperatures did not increase so much.

Frederic Tudor in 1805 began to work out a plan and decided to invest all his savings in a brig, the Favorite.

Someone told him about a Thomas Moore, who two years earlier had invented a device with which the farmers of Maryland could transport butter without melting it to Washington D.C. It was a rudimentary refrigerator: a wooden tub covered with a sheet of metal and stuffed with rabbit fur to be filled with ice, in the middle of which the butter reserves were stored.

Tudor bought a diary in 1805 and wrote on the cover: Diary of the Glacier, with a sketch of an icehouse reminiscent of the Rockwood farm.

The first entry in the diary read:

"Plan to transport ice in the Tropical Climate. Boston, August 1805. William and I have decided in these days to put our properties together and launch ourselves into the enterprise of transporting ice to the West Indies next winter".

In Tudor it seemed a good idea and the Favorite set sail in 1806 from the port of Boston with 130 tons of ice stored in Moore's equipment. A month later, when it reached Martinique, the first obstacle was immediately evident: on land there was no cold room in which to store the cargo. The ice was thus sold directly from the boat, and not fast enough. Tudor's plans evaporated into thin air, literally, but Tudor was a tenacious guy, and he tried again and again, making little money and a lot of debts, and ending up in prison for some time. Around 1815 he managed to put together two thousand dollars, which he invested in a large cold room in Havana, capable of holding 150 tons of ice. Hunted down by creditors, Tudor decided to take refuge in Cuba and there he began his adventure as "King of Ice". He did business in some southern cities, sultry and at risk of tropical diseases but rich in indigo and cotton: Charleston in South Carolina (1817), Savannah in Georgia (1818) and New Orleans in Louisiana (1821), with a commercial offer that included the regular delivery of ice to families with a subscription of $10 per month. He improved insulation systems on the ship and in the icehouse, built his own iceboxes in strategic locations for his business, and increased demand for fresh drinks in every port. Tudor's business was booming and by 1825 he was shipping over 4,000 tons of ice per year. Things got even better when Tudor went into business with Nathaniel Jarvis Wyeth, who thought of a practical way to cut ice by harnessing horses to a metal blade.

Tudor therefore managed to make it easily available throughout the United States, an asset within everyone's reach, as Gavin Weightman recounted in his "The Frozen-Water Trade":

"Visitors to Boston, New York, and other cities on the East Coast of the United States could not help but notice that in summer there was an enormous amount of ice everywhere, and that what was still a rarity and a great luxury on the other side of the Atlantic was considered an essential convenience in America. In the streets there were carts with ice that delivered it to hotels and homes, with the now typical figures of ice men carrying dripping crystal blocks up the stairs and into house entrances with their ice pliers. The water was always drunk cool, and there were many drinks that had crushed ice as an essential ingredient, such as sherry cobbler or mint juleps".

The period of life of Jerry Thomas, was considered revolutionary in terms of bartending, with the introduction of ice in bars in 1830, for example, gave the opportunity to cool your drink to everyone and not only the rich.

The ice led to the introduction and change of equipment, fundamental for the development of new techniques.

In 1842 a pretender to the throne of the Ice King, Jacob Hittinger, secured the rights to the ice harvest at Cambridge's Fesh Pond in Massachusetts. He had just founded the "Gage, Hittinger & Company" in Boston. But he was aiming to conquer London, not America or the Caribbean. Hittinger sent ice through the boat "Sharon", accompanied by a couple of American barmen to explain how to prepare Cobblers, Juleps, Smash and Cocktails.

Ice became the most fashionable "hot" novelty in the world: it was used to make beverages, for medical uses for food preservation and for countless other practical and comfortable matters; man was able for the first time to artificially freeze a mass of water, and then to produce ice in the absence of low outside temperatures, well before the invention of the refrigerator (which took place in 1851 by John Gorrie), in 1775.

The rudimentary refrigerator of Gorrie led to the overcoming of traditional conservation techniques (for salting, drying, etc.) whose common characteristic was to alter the nutritional and organoleptic qualities of food. With the conquest of the cold, on the other hand, it was possible to transport and preserve the products for long periods of time, maintaining characteristics similar to the original ones.

The same happened for mixed drinks, originally made without the use of ice, as it happened for centuries for the mixing of punch or new families of drinks contemporary or previous to cocktails (Egg Nog, Flip, Skin, Toddy, etc.).

The barkeepers of the time began to experiment with new mixtures with the use of a new ingredient, ice, which was considered a luxury good until then. In this period the Juleps, Smash, Sour, Fizz and of course the Cocktails spread.

Ice also acquired a solemn function, which was soon used as a pretext by members of the Temperance Movement to stem the spread of alcohol consumption. It, in fact, was put in the coffins of the deceased to keep the temperatures of the corpses low during vigils and funerals. Since the vigils were often held at home, and were often an opportunity to consume drinks, these ante litteram prohibitionists told false stories of domestic servants taking ice from the coffins to make cocktails. They also told stories of unscrupulous tavern owners and ice merchants who went to retrieve the ice from underground behind the churches immediately after the funerals. These exaggerated stories appeared in numerous newspapers in the mid-19th century, but they failed to limit the consumption of alcohol or the passion for ice in drinks. The first and great bartenders of the time were therefore able to dispose of large quantities of ice, the ingredient that transformed the mixture and brought it to its absolute splendour. Jerry Thomas himself (author of the 1862 manual The Bon Vivant Companion / How To Mix Drinks) summarized the situation for the preparation of his cocktails as follows:

"As a general rule, ice should be used crushed when the liqueur has a preponderant dose in the drink and no water is added. Instead, when eggs, milk, wine, vermouth, soda or sparkling water are present, it is preferable to use small cubes that will be removed from the glass a moment before serving the drink".

In the early days of mixing, there were few tools, simple drinks, robust ingredients and raw, fast techniques. All you needed was a knife, a sieve for seeds, a nutmeg grater and a Punch set. The most important piece was the 'Toddy Stick': half pestle, half spoon. Of note, the 'dasher bottles' and the 'flip dogs' (loggerhead/pots).

With the development of the ice trade since 1830, there is the introduction of tools for ice processing and drink consumption.

The ice arrived to the bars in blocks had to be broken into smaller pieces and so ice picks, knives, pliers, spoons and bags for it were born; thanks to the dentistry in the nineteenth century made the use of straws become common use as it was recommended to keep the ice from the teeth. It did not take much then to understand that shaking a drink improved the use of ice for cooling a drink and so, in 1852, Charles Astor Bristed describes the preparation of a Sherry Cobbler '' With one of the reserve glasses cover' the mouth of the tumbler that contained the compound and acted' the cobbler for a dozen times''.

The mixers understood that shaking the drink was much more effective, fun, and scenic and so the first form of shaker was born (certainly not steel since this material was introduced on the market only before the years of Prohibition).

 

Not everyone liked the idea of drinking the drink from a straw leaving it in contact with the ice and as you can see from some recipes of Thomas's Bartender's Guide the drinks began to be served by filtering the ice; at the beginning to keep the ice contained in the mixing glass was used the other part of the shaker until it was discovered that a perforated cutlery called "sugar snifter" could replace the glass.

In 1860 so were patented the Julep strainer, so called because initially they were used in the service of the Julep to allow the customer to drink through it. In addition to the equipment also the techniques and the gaskets were updated with the introduction of fresh fruit and different products such as syrups and liqueurs The drinks became 'fancy', the gaskets in fact increased, the fruit embellished the mixtures, the glasses were adapted to the types of drinks, new liqueurs from France and Italy landed in America. This is considered the 'baroque' period of 'mixology', a term coined in those years.

 

 

 

 

 

 

Starting in 1870, numerous methods were developed to improve the Bartender's tools. The 'classic' era goes from 1880 to the 1920s. The introduction of shakers as we know them today, strainers and more sober glassware lead to the essence that is then in the drink.

The first tools to establish themselves in 1884 was what we know today as the ''three-piece shaker'', followed by the strainer which in 1889 saw the addition of a spring that made sure that the strainer could be used with any type of glass known today as the Hawthorne strainer.

The Toddy stick used in the years before 1830 to mix hot and cold drinks became a muddler and was followed by squeezers, metal jiggers that replaced the sherry glasses; the first was a single cone supported by a rod and in 1892 was patented the double cone that we still use today in our bars; The drinks were created with very precise quantities that, reading the cookbooks of the time, are reported with different quantities from those that we know today, also the teaspoons, and the ''wineglass'' had different sizes from those we see today;

 

 

 

 

 

1 Quarter (Imperial) = 40oz

1 Quarter (Wine) = 32oz

1 Bottle = 24oz (0.70l) while French Champagnes were imported in litre (quarters) and half litre (pints) bottles.

1 Pint (Imperial) = 20oz; ½ pint (Imperial) = 10oz

1 Pint (Wine) = 160oz; ½ pint (Wine) = 8oz

1 wineglass = 2oz

1 jigger = 1 wineglass, subsequently 1½ oz

1 pony = ½ wineglass or jigger, 1oz

1 tablespoon = ½ oz

1 teaspoon = ½ tablespoon

Together with the Jigger were born bottles for bitters with dosing caps.

This era is characterized by the evolution of tools, but especially of glasses that until then were counted to 4/5 types;

In 1884 the G. Winter Brewing & Co. of New York developed a guide of glasses needed for the saloons;

"Champagne, Claret, Port, Sherry, and Rhine Wine; Champagne and Whiskey Cocktail Glasses, Julep and Cobbler Glasses, Absinthe, Pony Brandy, Hot Water, John Collins''.

The change of tools followed those of distillates; brandy had its decline because of phylloxera and was replaced by American and Scottish whiskey; dry Gin replaced Dutch malt like Cuban rum with a lighter taste and replaced Jamaicans; Mezcal and Tequila were drunk in the South of the country and vermouth appeared in cocktail recipes and so at the beginning of 1920 all techniques, juices, syrups and main ingredients were born and had their evolution.

 

We will continue to talk about the topic at the beginning of the next article and we leave you below some useful points for a personal deepening of the topic discussed so far:

  • 1783 - 1830 archaic age
  • 1810/20 popularity of Punch, Mint Julep, Cocktail;
  • 1830 beginning of baroque age (birth of Jerry Thomas); introduction of ice in drinks;
  • 1848 George Foster mentions a kind of shaker in one of his reports;
  • 1852 Bristed testifies in a text on the preparation of the Sherry Cobbler the use of shaker prototype;
  • 1856 first testimony of the invention of the term mixology in a humor piece by Charles Leland;
  • 1860 Julep strainer designs patent;
  • 1862 Jerry Thomas describes the usefulness of the shaker;
  • 1868 journalist George Augustus Sala describes for the first time a Cobbler shaker;
  • 70's actual spread of the term mixology;
  • 1880 beginning of classical age (until the twenties);
  • 1884 three-piece shaker introduction; G. Winter Brewing & Co publishes guide to saloon glasses;
  • 1885 end of baroque age (death of Jerry Thomas);
  • 1889 introduction Hawthorne strainer;
  • 1892 double cone jigger patent;

Throughout the classic age toddy stick > muddler; sherry glasses > squeezer and jigger; bitter bottles with dispensing caps; replacement of distillates.

 

 

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